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Strumenti di pianificazione territoriale

La cartografia rappresenta uno strumento essenziale per le attività della commissione. Oltre alle mappe meteorologiche, morfologiche e forestali, gli strumenti specialistici di pianificazione territoriale — come le carte del pericolo — sono fondamentali per valutare e comprendere lo specifico rischio valanghivo di una determinata area.

Questo articolo riguarda:

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Carte delle zone di pericolo

Una carta delle zone di pericolo (CZP) si pone l’obiettivo di rappresentare su mappa i principali pericoli idrogeologici (valanghe, caduta massi, alluvioni, frane), al fine di informare e sensibilizzare la popolazione riguardo a tali rischi e limitare l’edificazione in aree particolarmente vulnerabili. Le carte del pericolo hanno un impatto significativo sulla pianificazione territoriale e costituiscono, pertanto, una componente fondamentale della gestione del rischio.

Sebbene territori diversi adottino approcci e definizioni differenti, vi sono elementi comuni nei parametri utilizzati per definire le zone di pericolo. In paesi come l’Italia e l’Austria, vengono tipicamente considerati fattori quali l’intensità e il tempo di ritorno di un evento.

Intensità

Per stimare il potere distruttivo delle valanghe, i valori di intensità vengono calcolati utilizzando modelli numerici (ad esempio AvaFrame, RAMMS, Weezard, ecc.). Questi modelli permettono di determinare parametri specifici, come la pressione (in kPa) in un punto preciso o entro un confine definito. Di conseguenza, è possibile stabilire il potenziale distruttivo di determinati eventi.

Tempo di ritorno (Frequenza)

Il tempo di ritorno è un concetto statistico che indica la probabilità annuale che si verifichi un evento naturale di una certa intensità. Spesso viene erroneamente interpretato come la descrizione di un ciclo fisso (ad esempio, “accade ogni 100 anni”), trasmettendo un falso senso di sicurezza dopo che l’evento si è verificato. In realtà, il tempo di ritorno non è una previsione, ma una misura della frequenza statistica, priva di “memoria” degli eventi passati.

Infatti, il tempo di ritorno è il tempo medio (espresso in anni) entro il quale si prevede che un evento di una determinata intensità venga eguagliato o superato una volta. Pertanto, non rappresenta un intervallo temporale preciso tra due eventi simili. Per le Carte delle Zone di Pericolo (CZP), il concetto statistico utilizza come base una determinata intensità delle precipitazioni nevose. Tale intensità è definita qui come l’altezza di neve fresca cumulata in 3 giorni (Salm et al. 1990). Si tratta dello spessore di neve che statisticamente cade al massimo ogni 30, 100 o 300 anni nell’arco di 72 ore (= 3 giorni). Questo valore viene quindi assegnato alla rispettiva zona di distacco come altezza di distacco, generando così l’evento valanghivo con la relativa periodicità.

Tempo di ritorno: interpretazioni errata e corretta © Provincia Autonoma di Trento - Servizio Bacini Montani I snow institute
Tempo di ritorno: interpretazioni errata e corretta © Provincia Autonoma di Trento - Servizio Bacini Montani I snow institute

L’illustrazione qui presentata mostra sia l’interpretazione errata (in alto) che quella corretta (in basso) del concetto di tempo di ritorno. In un ipotetico intervallo di 1.000 anni, si verificano 11 eventi. Tuttavia, la loro distribuzione è irregolare, nonostante la frequenza media rimanga di 11 eventi ogni 1.000 anni. Ciò evidenzia come i tempi di ritorno riflettano medie statistiche e non intervalli prevedibili tra un evento e l’altro.

La matrice BUWAL per la determinazione della classe della zona di pericolo (basso = giallo, medio = blu, alto = rosso) per i pericoli idrogeologici © Università di Trento - G. Rosatti I snow institute
La matrice BUWAL per la determinazione della classe della zona di pericolo (basso = giallo, medio = blu, alto = rosso) per i pericoli idrogeologici © Università di Trento - G. Rosatti I snow institute

Per correlare l’intensità e la probabilità di un evento al fine di determinare il livello di pericolo, sono ampiamente utilizzate le matrici svizzere originariamente sviluppate dal BUWAL (Bundesamt für Umwelt, Wald und Landschaft; Baumann et al., 1998), come avviene ad esempio in Trentino e in Alto Adige.

Queste matrici BUWAL definiscono il pericolo combinando due parametri:

  • Probabilità di accadimento (frequenza): espressa tipicamente attraverso tre classi (alta, media e bassa) in funzione del tempo di ritorno (Tr) dell’evento.
  • Intensità del fenomeno (magnitudo): anch’essa classificata in tre livelli (alta, media e bassa) sulla base di misurazioni fisiche, come la pressione o la velocità esercitate dal fenomeno.

La combinazione di intensità e probabilità all’interno della matrice permette di definire le classi di pericolo (zonizzazione):

  • Pericolo elevato (zona di pericolo rossa)
  • Pericolo medio (zona di pericolo azzurra/blu)
  • Pericolo basso (zona di pericolo gialla)

Il metodo BUWAL è comunemente utilizzato per valutare i pericoli legati agli eventi idrogeologici. Tuttavia, ogni regione lo ha adattato alle proprie esigenze, il che ha portato a differenze nei parametri utilizzati per definire le classi (come le soglie del tempo di ritorno) e nei colori assegnati ai settori — o porzioni di essi — all’interno della matrice.

In Austria, i rispettivi dipartimenti per il controllo dei torrenti e delle valanghe (WLV) sono responsabili, secondo i propri criteri, della redazione delle carte delle zone di pericolo per le valanghe.

Le zone di pericolo sono definite come segue:

  • Zona Rossa (LR): il pericolo rappresentato dalle valanghe è talmente elevato che l’insediamento permanente è impossibile o realizzabile solo con sforzi sproporzionati.

    Zona Gialla (LG): l’uso permanente a fini insediativi e di trasporto è limitato. L’attività edilizia è consentita solo a determinate condizioni e nel rispetto di requisiti specifici.

La tabella seguente riassume le diverse intensità, i tempi di ritorno e le corrispondenti zone di pericolo adottate nelle regioni del Tirolo, dell’Alto Adige e del Trentino, nonché in altri paesi come la Svizzera. Per ulteriori informazioni sulla pianificazione delle zone di pericolo in Tirolo, Alto Adige e Trentino, si prega di consultare i siti web indicati nella tabella stessa.

Differenti tipologie di rappresentazione delle CZP (Carte delle Zone di Pericolo)

Gefahrenzonenplan in Tirol (Obernberg) © Tiris Maps I snow institute
Carta delle zone di pericolo valanghivo del Tirolo (Obernberg) © Tiris Maps I snow institute
Gefahrenzonenplan im Trentino (Carisolo) © WebGIS PAT I snow insitute
Carta della pericolosità valanghiva del Trentino (Carisolo) © WebGIS PAT I snow institute
Gefahrenzonenplan in Südtirol (Brenner) © Geobrowser I snow insitute
Piano delle zone di pericolo dell’Alto Adige (Brennero) © Geobrowser I snow institute
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Catasto delle valanghe

Una documentazione accurata degli eventi valanghivi è fondamentale per la pianificazione territoriale, poiché contribuisce a evitare la designazione di zone edificabili in aree soggette a valanghe (in riferimento al Piano delle Zone di Pericolo). Per le commissioni valanghe e gli altri gestori del rischio, questa documentazione — qui definita catasto valanghe — costituisce una base essenziale per valutare il potenziale valanghivo di una determinata area e acquisire informazioni sugli eventi storici.

In Tirolo, il catasto valanghe è gestito da circa 75 anni dal servizio per il controllo dei torrenti e delle valanghe (WLV). Anche in Alto Adige e in Trentino, la gestione del catasto valanghe vanta una lunga tradizione e continua a essere effettuata principalmente dai servizi forestali, basandosi sulle schede di rilevamento AINEVA (Modello 7). Le valanghe registrate nel catasto sono classificate esclusivamente come eventi che hanno causato danni, in particolare quelli che hanno interessato aree boscate e danneggiato la vegetazione. Questa impostazione riflette la finalità originaria del catasto, concepito per la gestione forestale, e ha portato di conseguenza a trascurare le zone di alta quota. La documentazione ufficiale degli eventi è iniziata negli anni ’70, escludendo così valanghe storiche precedenti che, pur essendo note, non sono state registrate sistematicamente o non sono state considerate di specifica rilevanza.

Lawinenkataster – Tirol (Obernberg): Im österreichischen Lawinenkataster der Wildbach- und Lawinenverbauung erfasste Lawinen sind mit hellblauen Punkten vermerkt. Diese Kennzeichnung entspricht jeweils der maximalen Auslauflänge eines bestimmten Ereignisses © waldatlas.at I snow institute
Catasto valanghe - Tirolo (Obernberg): le valanghe registrate nel catasto austriaco del Servizio sistemazione torrenti e valanghe (WLV) sono contrassegnate da punti bluastri. Questo simbolo si riferisce alla massima distanza di arresto (runout) di un evento specifico. © waldatlas.at I snow institute
Lawinenkataster – Südtirol (Brennero): Bis zum Winter 2006/07 (violette Polygone) wurde lediglich die maximale räumliche Ausdehnung aller Ereignisse dokumentiert. Seit dem Winter 2007/08 (blaue Polygone) wird für jedes erfasst Lawinenereignis ein eigenes Polygon kartiert (basierend auf dem “Modello 7” der AINEVA) © Geobrowser I snow insitute
Catasto Valanghe – Alto Adige (Brennero): fino all’inverno 2006/07 (poligoni viola), veniva documentata esclusivamente la massima estensione spaziale complessiva di tutti gli eventi. Dall’inverno 2007/08 (poligoni blu), viene invece mappato un singolo poligono per ogni specifico evento valanghivo registrato (basandosi sul Modello 7 AINEVA). © Geobrowser I snow institute
Lawinenkataster - Trentino (Canazei): Seit den frühen 1970er Jahren erfassen Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter des Forstdienstes systematisch Daten zu Lawinenereignissen mithilfe eines standardisierten Erhebungsbogens, dem sogenannten „Modello 7“. Dieser Standard wurde von AINEVA entwickelt und wird im gesamten italienischen Alpenraum angewendet © WebGIS PAT I snow institute
Catasto Valanghe – Trentino (Canazei): dai primi anni '70, il personale del Servizio Forestale raccoglie sistematicamente i dati relativi agli eventi valanghivi utilizzando una specifica scheda di rilievo denominata "Modello 7". Questo standard è stato sviluppato dall'A.I.NE.VA. (Associazione Interregionale Neve e Valanghe) ed è utilizzato su tutto l'arco alpino italiano. © WebGIS PAT I snow institute

Materiale cartografico aggiuntivo

In aggiunta alle mappe sopra menzionate, le istituzioni responsabili delle rispettive regioni forniscono anche ulteriore materiale cartografico. Sebbene queste mappe non siano sempre progettate in primo luogo per la valutazione delle valanghe, possono comunque offrire informazioni preziose per le commissioni valanghe. Una selezione di tali mappe è elencata di seguito:

Literature

  • Autonomous Province of Bolzano, 2016 “RICHTLINIEN ZUR ERSTELLUNG DER GEFAHRENZONENPLÄNE UND ZUR KLASSIFIZIERUNG DES RISIKOS”

  • Autonomous Province of Trento, 2011 “Criteri e metodologia per la redazione e l’aggiornamento delle carte della pericolosità”

  • BUWAL (1998): Methoden zur Analyse und Bewertung von Naturgefahren. Umweltmaterialien nr. 85.

  • Salm, B., Burkard, A., & Gubler, H. U. (1990). Berechnung von Fliesslawinen: Eine Anleitung für Praktiker mit Beispielen. Davos: Eidg. Institut für Schnee- und Lawinenforschung.

  • Rosatti, 2019, La mappatura del pericolo, University of Trento

Immagine di copertina: Edificio distrutto da una valanga in Vallelunga (Alto Adige), 2018 © Agenzia per la Protezione Civile dell’Alto Adige | snow institute